Biancaneve

Biancaneve

Snow White and the Seven Dwarfs esce in America nel 1937, e Dio solo sa, e adesso pure voi, che costò a Walt Disney un’ipoteca sulla casa, e menomale che ha fatto il botto altrimenti avoja a magnà cipolle, eh Walt? Disney schifa le favole originali perché troppo cattive e decide di creare l’utopia del maschione ricco, bello e utile al momento giusto. Altro che come quel poraccio di Tolkien con orchi, maghi e oscuri presagi: meglio donne stupende principesse, soldi e castelli, muscoli di principi, servitori sempre pronti, praticamente una Playboy Mansion. Biancaneve, rimasta orfana di madre, una novità in queste storie, si trova a vivere con la simpatica matrigna Grimilde, donna segaligna e pure stranuccia, visto che impiega le sue giornate a parlare con uno specchio. La nostra Neve è così bella e la regina così rosicona che decide di farla fuori e tenere le reliquie, fosse mai di alzarci due spicci. Il cacciatore incaricato dell’omicidio, pora bestia, decide di risparmiarla e Neve scappa attraverso una selva oscura che la diritta via era smarrita e cammina cammina e piangi piangi, arriva nella Magione dei nani e lei, giustamente bussa una, poi due volte, vede che nessuno risponde e con un «Bella Zì, io entro». Lei entra. I nani tornano da lavoro e si rendono conto che le loro richieste a Tremotino sono state esaudite, ed ecco là 1,60 di ragazza più bella del reame che non fa che cantare con gli uccelli: un sogno lucido per loro. Canta di là, canta di qua, passano i mesi e hanno tutti un gran sorriso, Biancaneve soprattutto. Grimilde però, scopre che il cuore reliquia non è quello della figliastra, e infuriata, lo lancia contro il cacciatore: «Ho fatto pagà il biglietto spacciandolo per il cuore di quella stronza e ‘mo come me giustifico? Eh? Sempre detto io, mejo fasse le cose da sola, levate ‘va». Sbam. Prendi sta mela, avvelenala, mettitela in saccoccia, trasformate in Loredana Bertè e corri sul monte, passa le montagne, guada i fiumi e: «Specchio, chiama un Uber che me doleno le gambe». Arriva nella casina dei nani mentre Biancaneve prepara una caponatina leggera per cena. Fingi un malore, offrile la mela come ringraziamento, lei abbocca subito, gnam! (Certo Neve, tu e la scaltrezza migliori amiche proprio), sviene e ciao a tutti. La Bertè torna a casa ma ha messo i tacchi alti e scivola su una roccia cadendo in fondo all’oceano dove trova un altro mondo, governato da una certa Maria e al suono di No, Maria, io resto. Rimane a vivere in fondo al mare. Biancaneve in verità non è morta, fa le ninne ed ecco che mentre i nani fanno questa cosa inquietante di ficcarla in una vetrina e rimirarla, arriva el principe che con un bacetto la risveglia, lei apre gli occhi e chiede se può restare con i nani, perché il principe è caruccio ma i nani seguono la legge della L.

I Miserabili

I Miserabili

Per un periodo che va dal 1815 al 1832, Victor Hugo ci racconta le vicende di un nugolo di disperati che il #maiunagioia è loro di diritto. Jean Valjean, personaggio Top, per aver rubato un pezzo di pane sarà condannato a 5 anni di galera che diventeranno 19 per aver cercato di fuggire. (E comunque quando c’è di mezzo un pezzo di pane non va mai a finire bene, Gesù ne sa qualcosa). Uscito da sta galera de appena vent’anni, si vedrà sbattere tutte le porte in faccia finché, nella città di Digne, si imbatterà nel Monsignor Myriel, ex aristocratico costretto all’esilio e diventato un budino al cioccolato. Jean, nonostante l’ospitalità di lui, gli fregherà lo stesso l’argenteria ma il vescovo lo perdonerà e Jean verrà fulminato dalla verità: NON SI RUBA. Grande Jean, tu sì che sei una scheggia. Il Monsignor Budino, gli regalerà pure dei soldi e Jean, stabilitosi a Montreuil-sur-Mer riuscirà a mettere su un’azienda di bigiotteria che i scinesi MUTI. Diventerà persino sindaco, rispettato da tutti, tranne che dall’ispettore Javert, che sarà per lui un accollo vero. Cammina cammina… Jean si imbatterà in Fantine, precorritrice di tutte le lettere scarlatte del mondo, costretta a prostituirsi e ad affidare sua figlia a “gente apposto” che i Lannister sono buoni, a confronto. Nel frattempo, Jean viene a sapere che hanno preso un tizio accusato di essere lui e Valjean, preso dal rimorso, si costituisce e ‘va là, altri anni de galera, che non si fa perché scappa di nuovo. (Che vita de mierda, a saperlo Jean te fregavi ‘a mela, che a Aladdin gli è andata di lusso). Si reca dalla “gente apposto” e scopre che la figlia di Fantine è trattata come Cenerentola, neanche a dirlo, la salva. I due si ritirano a Parigi a mangiare Macarones mentre lui attinge alla sua miniera d’oro messa in salvo fra una galera e l’altra. Cosette, figlia dell’amica meretrice di Jean, si imbatte e si innamora di Marius, un bel giovane aristocratico diseredato e dalle idee frizzicarelle che crede che il padre di “Gente apposto” ha salvato suo padre in guerra. Ahahah. Ingenui ‘sti ragazzi. Intanto Thenardier padre di “gente apposto”, caduto nelle miniere di Moria, rapisce Jean assieme ad alcuni criminali perché pretende il pizzo, ma Marius, avverte la polizia e Javert accollo irrompe, permettendo la fuga a Jean: fuga che non si perdonerà facendo poi Harakiri. Jean vuole fuggire in Inghilterra perché i francesci gli hanno un po’ smarmellato i gioielli di famiglia. Scoperta la cosa, Marius scrive una lettera a Cosette facendo la povera orfanella ferita che se ne andrà in esilio a Isengard e indovinate chi andrà a salvarlo? Uno a caso. Inizia per J. Marius, riconciliatosi con la famiglia, sposa Cosette: vedendo finalmente #mezzagioia, Jean decide di allontanarsi, raccontando a Marius la sua storia. Il giovane gli darà una medaglia con inciso: Potevi rubà na mela così almeno scappava fora er genio. e poi Zio: er pane, intoppa, magnate ‘a Quinoa. Jean dopo aver visto un’ultima volta la figlia prova #troppagioia e muore.

L’amante di Lady Chatterley. E l’Arte di sapersi dedicare all’Arcolaio.

L’amante di Lady Chatterley. E l’Arte di sapersi dedicare all’Arcolaio.

Lawrence, tu lì a scrivere racconti erotici e tua moglie là, a metterli in pratica. Succede appunto che nel 1928, l’autore mangia la foglia sulla moglie che …tanto gentile e tanto onesta pare
quand’ella altrui saluta… peccato che la Lady non si limitasse solo a salutare. Cara moglie, ti faccio passare la sete del salame! E così dà vita all’amante di Lady Chatterley. Protagonista è Connie: frizzicarella gonnella baldanzosa sposata con Clifford Chatterley. Il marito, dopo essere tornato dalla guerra è come una prugna secca senza osso; un osso che a Connie farebbe comodo usare, tant’è che in un primo momento andrà sempre tutto bene – un po’ come promisero le Fate Madrine ad Aurora – lei vorrebbe tanto essere punta dal fuso di un arcolaio ma l’ago s’è rotto tesoro. Così lei e Clifford, firmano un contratto per terzi di prestazione pene occasionale, atto a concepimento, et voilà, i boccaporti sono aperti. Nel frattempo, Chatterley si diletta con commedie alla “Scemo più scemo” aiutato da Connie, e diventa amico di un artista che diventerà friend with benefits di Connie tanto da portarla a chiamare una delle fate madrine per occuparsi del marito, mentre lei si dedica all’arcolaio, che Tremotino vattene a ‘fa un giro. Al servizio di Clifford giunge, dunque, Louisa Clark. La donna apre gli occhi di Chatterley che invece di continuare a scrivere commedie, inizia a interessarsi ai Povery con estrema felicità e regala alla donna un paio di calze da ape per la gratitudine. Nel frattempo, Connie si imbatterà nel simbolo erotico per antonomasia: IL GUARDACACCIA. Rozzo fuori, pan brioche dentro. La Lady, fra un fuso e un altro, si va a fare una vacanza perché filare stanca. A Venezia scopre di essere gravida e pure innamorata del pan brioche: gli invia quindi una lettera per svelarglielo. Scrive pure al marito confessandogli di amare un Veneziano, ma Clifford si è pappato la foglia con tutto il ramo, e passi per la mania del filato, ma col suo fidato guardacaccia proprio NOT: “T’avevo detto che con l’amisci no! Stronza!”. Pan brioche scriverà a Connie che per lei è pronto a sfidare il Drago e che l’aspetta trepidante nella sala con l’arcolaio per continuare a filare insieme.

Moby Dick – modello a una pinna aspira briciole.

Moby Dick – modello a una pinna aspira briciole.

1851, Melville pubblica un libretto di 720 pagine, rendendoti edotto in Balenologia, metodo 5 anni in 1. Ismaele, voce narrante, dopo aver passato del tempo a far da insegnante ai bambini delle elementari, ha la brillante idea di imbarcarsi su una baleniera con la compagnia del pene a secco, visti i mesi in mare. Fatta amicizia con l’amico degli arpioni ammazza balene, Quiqueg, e sotto suo consiglio, si inserisce nel Pequod, barca di proprietà del capitano Achab. Il viaggio in nave in realtà è una sperticata nel vocabolario della lingua italiana perché è scritto di certo non come magnamo noi, ma come magnavano nel 1851. Fra un attimo di svago alla vista di Pinocchio dentro la balena mentre divulga l’amore libero, ed Ariel che ruba le forchette che cadono dalla prua, un capitolo intero ci delizierà con le citazioni sulle balene prese dal Paradiso perduto, da Shakespeare, dal Leviatano di Hobbes, da Edmund Burke, fino a farvi vomitare balene che Ron Weasley vi parrà un dilettante vomita lumache. Finalmente dopo Zàgana Zàgana Zà, ammazza pesci di qua, ammazza pesci di là e venti capitoli, ripeto, VENTI CAPITOLI: entra in scena il capitano Achab incarognito a bestia per quella storia che Moby Dick gli ha fottuto una gamba sostituita poi con una di avorio: un vero animalista il nostro Achab. Il marinaio Pip, e non farò commenti sul nome che sarebbe peggio della storia sulla croce rossa, fa ballare tutti per distrarli dall’insopportabile brontolone, mentre i primi ufficiali Starbucks con la s, perché sono due e con l’inglese non si scherza, preparano caffè per tutti. Dopo tre giorni di caccia, pesanti come mille anni passati a guardare le soap Sudamericane perdendo tutte le speranze de ‘na fine senza morti e dopo aver scambiato un calamaro gigante ‘pe na balena, che nemmeno Joey Tribbiani è così scemo; Mody Dick: modello a una pinna aspira briciole, fa Cuccù e Achab fa la fine che si merit… No. Volevo dire: fa una fine brutta brutta. L’unico che gli va di lusso è Ismaele, che parlando sempre con Dio è raccomandato quel tanto che gli appare Ariel sul tappeto volante che la roscia ha rubato ad Alladin, perché il mondo è loro, e insieme abbandonano la nave che affonda.

Cinquanta sfumature di grigio

Cinquanta sfumature di grigio

Anastasia Steele è una moderna Biancaneve di 21 anni, iscritta alla Fantàsia University di Vancouver. La sua amica e coinquilina Kate, dirigente del giornalino di Gianburrasca, le chiede di sostituirla per un’intervista a Christian Grey, amministratore favoloserrimo signò! Della Grey Enterprises Holdings, ed ecco che il nostro fantasy comincia.  Ana inizia una forsennata corrispondenza con l’uomo dal frustino a portar via, e fra un punto di sospensione e quattro aggettivi in croce, verremo trasportati nel fantastico mondo dei gatti a nove code, dove, per dare più corpo a una vicenda al limite di Once upon a time spacciato per Nove settimane e mezzo, si narrerà dell’orrenda infanzia di Mister Grey, chiarendo così tutti i dubbi sul genere del romanzo che da erotico farà switch dentro di noi a favola a sfondo psichiatrico.Una storia con un protagonista maschile chiaramente affetto da manie di controllo, turbe psichiche e bipolarismo; e una protagonista femminile che nonostante stia per laurearsi in letteratura inglese, non riuscirà a formulare frasi di senso compiuto per più di metà libro e l’altra metà la passerà ad inorridire delle frustate che prenderà sulle chiappe mordendosi le labbra: sarà un miracolo se all’ultima riga avrà ancora delle labbra. L’autrice racconta una Granderrima storia d’amore che ha convinto milioni di persone ad anelare un bacio dal Cavaliere Oscuro, che Christian Bale era già pronto per il film con somma gioia di molte ma Not, una gioia mai, prendono l’altro attore che Meh, Bluff e Wuaff. La James ci propone un personaggio letterario da aereo privato, con un’assenza totale di senso della realtà e la mania per gli SMS: “E spendili ‘du spicci pe ‘na telefonata, Christian”. Una vicenda che vorrebbe essere un erotico ma renderà eroici i lettori dell’ultimo capitolo dove, insieme a Pisolo, Mammolo e Fruttolo, Anastasia tornerà a Fantàsia in groppa a Falkor e Christian si consolerà con la nonna acquisita che lo ha svezzato alla sessualità. Ma sarà una coincidenza se la Granny è anche amica della madre di Christian? I o n o n c r e d o.

Orgoglio e pregiudizio. Special Guest: Darcy stampella de legno.

Orgoglio e pregiudizio. Special Guest: Darcy stampella de legno.

Orgoglio e pregiudizio non è il racconto delle sorelle Kardashian, pure se sono cinque e una se la comanda; è invece un romanzo incentrato sulla famiglia Bennet e sulle vicissitudini amorose tra Elisabeth e Darcy stampella de legno -conosciuto così per via di quel manico incastrato su per il deretano dal 1813 e che ancora è lì dopo 206 anni- tra Jane e il signor Bingley e tra Lydia e Wickham l’arraffino. Jane, Elizabeth, Mary, Kitty e Lydia sono cinque sorelle tutte diverse fra loro ma è giusto che sappiate che Kitty è quella dalla coscia smanicata, Mary quella che alle feste rimane appoggiata al muro perché c’ha la fiatella. Succede un giorno che a Longbourn, nell’Hertfordshire, arriva l’apparentemente rincoglionito signor Bingley che ha la stessa espressione di Frodo prima di indossare Tessoro, e si porta dietro Darcy e due sorelle che una, in quanto a stronzaggine, basta. E qui si innesca Febbre D’amore: Elisabeth snobba Darcy stampella de legno che la insulta definendola “passabile”, lei fa finta di niente e ci ride sopra quando in realtà medita di cambiarsi nome in Madame Popova e cominciare a studiare la chimica dei veleni, ma lui in realtà è solo timido, pora stella. La signora Bennet impazzisce perché con tutta la prole in età da marito e due scapoli più ricchi di Queen Elisabeth, comincia a lanciare patate in aria a tutto spiano sperando che o Darcy o Bingley o Wickham o addirittura il signor Lingua Felpata Collins, decidano di coltivarle.
Succede che Collins, pastore anglicano e cugino, agogna una patata qualsiasi così la meggera che gli dà casa aggràtise, smette di invitarlo a cena per leccare via dal tappeto tutti i peli del cane; Elisabeth odia, ma manco troppo, Darcy, perché sta sempre a parlare della sorella; Bingley è perso a Gran Burrone e Wickham programma di scappare con Lydia e prendere tutti i soldi che Darcy (vecchia conoscenza) non vuole dargli perché sarebbe come dare 1 euro a un alcolizzato: già sai come li spenderà. Fra un ballo e un ballo e anche un po’ meno co sti balli cara Austen, cambia il vento, tutti amano tutti e si finisce per abbattere la Barriera che ‘John Snow’ CHI?! E si ammazzano maiali ai banchetti nuziali.

Jane Eyre – Loffa a vento

Jane Eyre – Loffa a vento

Jane Eyre viene accolta nella casa dello zio dopo essere rimasta sola al mondo e si ritrova a vivere con la precursora di Crudelia De Mon e la sua demoniaca prole, uniti nell’intento di rovinarle l’infanzia. Morto lo zio, Jane viene silurata in un collegio pieno di donne ed è subito Orange is the new Black. La ragazza non è chissà che bellezza ma è indomita e riesce, dopo tante imprecazioni, a diventare un’istitutrice da panico, e, con tanto di scorreggia a vento verso il convitto femminile, si trova un impiego nella residenza di Thornfield Hall, dove la più simpatica è una vecchia che parla da sola mentre fa il cane da guardia a una che urla perché vorrebbe solo un assorbente, entrambe vestite scomode e senza assorbenti. Jane è lì per insegnare ad Adele – dai neuroni che continuano a sbattere fra loro – come diventare una persona decente che si vedrà negare comunque tutti i suoi diritti, ma siamo nel 1847, che pretendete. Il padrone di casa non c’è mai, è sempre in giro a spargere il seme a ruota libera, però è profondo, e Jane lo percepisce dal cipiglio muto. Appena lo guarda, capisce che i traumi dell’infanzia hanno fatto il loro corso e lei si trova a desiderare ardentemente quest’uomo sarcastico e pieno di soldi: tanto per continuare a prendere schiaffi in faccia ma almeno sul velluto. E invece no! Rockester è un Bacio Perugina e rimane folgorato dalla dalla schiettezza e indipendenza di Jane decidendo così di sfanculare la bella del quartierino, per sposare l’istitutrice. Durante la celebrazione del matrimonio però, spunta fuori che lui è già sposato con Bertha la matta. Rockester imbastisce quattro cazzate sul “Pensa a quelli di Cime tempestose, stavano peggio, dai”. Jane però non ci casca e dicendo «Ciaone a tutti», scappa, lasciando il vestito figo, perché ingenua sì ma ladra no. Si trasferisce da dei cugini, di cui uno veramente bono e timoroso di Dio e contemporaneamente le arriva “dal cielo” un’eredità che Paris Hilton scansate proprio, e Puff, ha finito di soffrire. Le pene d’infanzia però, eccole che rispuntano, e lei dice not al cugino bono e torna da quello che è rimasto di Rockester dopo la tragedia che Notre Dame è arrivata solo seconda Bitch!