Ragnarok, la serie Netflix

Io non so davvero da dove cominciare, erano anni che non vedevo una perla come questa. Iniziamo col dire che la serie racconta le vicende della mitologia norrena, con tanto di Thor e Loki come protagonisti. Peccato che il nostro Thor sia un rincoglionito in un paesino di prime donne.

Dopo tanti anni vissuti a spacciare Tegolini, in seguito alla morte di suo marito, Turid e i suoi due figli, Magne, il maggiore, e Laurits, il minore, ritornano a vivere nella loro città d’origine, Edda, tanto bella quanto inquinata, per via di una fabbrica puzzona gestita dai soliti cattivoni.

Quello che proprio non vi andrà giù, oltre al taglio di capelli di Magne, (paro paro quello di Lurch degli Addams), sarà la lentezza estenuante della storia, paragonabile solo alle 1500 puntate delle telenovelas sudamericane.

Magne, appena arrivato a Edda, verrà sparaflesciato da questa vecchia veggente, chiaramente moglie di Odino in versione raggrumata, e SBAM! Eccoli che i poteri arrivano e come Superman, prima di lui, si toglie gli occhiali ed è quasi magia Johnny. Quasi, perché il massimo che farà Magne, sarà chiudere una finestra senza mani o dire alla madre che lui ce vede! Ma niente oh, quella manco je crede e lo angoscia co’ sti occhiali che te verrebbe da entrà nella serie e dire: “E mo’ basta veramente, spacca st’occhiali e famola finita”, tutto ciò vi trascinerà in un’aspettativa spasmodica della manifestazione dei suoi poteri, che durerà però solo sei puntate, anche se vi parranno quaranta.

Questo povero Cristo già c’ha tanti problemi, se poi ad accompagnarlo c’è un fratello stranuccio che pare più Jack Sparrow imbriaco che Loki e, una madre che lo vuole imbottì de medicine perché lo ritiene un disagiato mentale, allora è proprio una vita difficile.

In questo #maiunagioia accanito, Magne riesce a farsi un’amica, in senso platonico naturalmente, visto che pare che c’ha una Nimbus 2000 su per il culo e il massimo che fa è alzare gli angoli della bocca e ghignare. Ma il dramma è dietro l’angolo (come se avere una madre più disagiata di te, fosse una passeggiata), e, la sua nuova amica, muore malamente fulminata in cielo mentre si lancia col paracadute, una scena che dirvi brutta non rende: peggio di una diarrea improvvisa in aeroporto, forse sì.

CiccioThor capisce che non è morta per caso, e comincia a indagare; i suoi poteri? Ancora non pervenuti, ah sì, tranne quando si guarda nello specchio del bagno del nemico e si vede con la barba posticcia, il costume da troglodita, e un counturing che Cliomakeup fermate; e in teoria, noi dovremmo presumere che quello scovolino del cesso è proprio Thor: Chris Hemsworth, perdona loro perché non sanno quello che filmano.

Epico il finale dove c’ha sta botta de adrenalina e, per fulminare l’avversario, si auto-fulmina: sì, si a u t o f u l m i n a, perché se ti colpisce un fulmine e non ne hai il controllo, anzi, tremi tutto che manco in una puntata di MasterChef con quei cafoni che ti giudicano, non lo stai governando Thor, non lo stai governando affatto.

Pigliate ste pasticche CiccioThor, che non te fa bene giocà coi fulmini.

Romina, con amore e beceritudine.

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