8. Papere, ritorni e furfanti.

Avete presente quelle belle giornate di sole dove tutto sembra scorrere lento e intorno a te le persone sorridono mentre gustano un gelato? Quei momenti che ti prendi per staccare da tutto e da tutti e te ne vai al  St. James’s Park a vedere le papere che si specchiano nell’acqua, mentre sgranocchi le tue patatine e pensi che una casa sul lago è quello che vorresti. Ecco, magari voi no, ma a me piacerebbe svegliarmi con il rumore dell’acqua tutte le mattine, alzarmi, andare a riva e aspettare l’alba mentre il mondo lentamente si sveglia.

Sono completamente presa dai miei scenari fantastici dove nuoto a dorso immersa in un lago calmo, con il sole tiepido che mi scalda il viso, quando percepisco un rumore forte dietro di me, come un frullare forsennato di ali e faccio appena in tempo a girarmi che me lo ritrovo davanti, e tutto spettinato.

“Mi spieghi perché cavolo non rispondi mai al cellulare?!”

“Lucifer! Mi hai fatto prendere un colpo! Ma ti pare normale spuntare dalle frasche in stile agguato mortale?!”

“Sono due ore che provo a contattarti per la miseria. Sono stato pure a casa tua e se non fosse per quella santa donna della tua coinquilina starei girando ancora a vuoto”.

“È successo qualcosa?”

“Nulla di importante, a parte che oggi dovevamo vederci con Spencer per la firma sul contratto del gemellaggio con il Ghana”.

“Ma ieri quando ho detto a Susana che mi volevo prendere la giornata libera mi ha risposto che andava bene, che non avevo impegni particolari”.

“E da quando in qua quello che dice Susana ha più valore di quello che dico io?”

“Da quando è lei che gestisce gli appuntamenti esteri”.

“Mi farete diventare matto voi due, menomale che fra poco più di una settimana una me la levo di torno”. Dice un Lucifer fintamente offeso mentre si spolvera la giacca dalla foglie secche che si sono infilate nella trama del tessuto.

“Mi dispiace per l’altra che ti rimane”.

“Sull’altra posso chiudere un occhio. Certo, è totalmente indisciplinata, saccente e al tempo stesso insicura, ma ho deciso di tenerla, dopotutto è così carina”. 

“Se ti sento dire un’altra volta una frase così sessista ti lancio una delle anatre del laghetto”. E vado liscia sul ‘così carina’.

“Di ottimo umore oggi, eh Peppi?”.

“Veramente stavo fantasticando sulla bellezza della vita prima che arrivassi tu a farmi prendere un mezzo infarto”.

“E su cosa fantasticavi di bello?”

“Niente niente, solo stronzate romantiche”.

“Ma tu non sei romantica”.

“Questo lo dici tu”.

“Lo dico perché, per quel che ti conosco, e sai che sono un ottimo osservatore, tu e il romanticismo siete ai poli opposti dell’equatore”.

“Stai parlando con una che ha letto cinquanta volte Jane Eyre e che adora ricevere fiori, meglio se rose bianche”.

“Ma non mi dire, allora lo tieni tutto per te questo lato sdolcinato”.

“Lo sai che detesto mostrare le mie debolezze”.

“E il romanticismo sarebbe una debolezza?”

“Vallo a dire a Giulietta se non lo è”.

“Giulietta?”

“Sì, Giulietta. Se preferisci chiedi a Catherine”.

“E chi sarebbe Catherine?”

“La co-protagonista di Cime tempestose”.

“Non ti pensavo così romantica da leggere tutte le storie d’amore più tragiche della storia”.

“Fino a prova contraria non siamo fidanzati”.

“Credo che solo tu, nel 2020, usi ancora la parola fidanzati”.

“E sapessi che altre parole obsolete uso ancora”.

“Oh ma lo so, ‘di grazia’ per esempio o ‘furfante’”.

Credo che mi sia appena mangiata una zanzara perché non riesco a chiudere la bocca tanto sono sorpresa dalla sua conoscenza delle mie parole preferite, ma mi riprendo in fretta e mi esce la verità. Quella che bisognerebbe chiudere in un baule in fondo al mare.

“Tu sei il classico esempio di furfante romantico”. Ma lui, a parte un sorriso sghembo e un attimo di silenzio, mi risponde di rimando.

“E non vorrei essere anche in questa occasione, il furfante che rovina i tuoi sogni ad occhi aperti, ma dovremmo davvero andare… tic toc, tic toc”.

Un’ultima occhiata al mio laghetto preferito e l’uomo che mi sta accanto è già in piedi in tutto il suo metro e novanta di bellezza mediterranea. Mi darà anche il doppio dello stipendio dal mese prossimo: due ottimi motivi per alzarmi da questa panchina e salutare le papere con un ultimo pezzetto di pane.

“Questo è stato il mese delle illuminazioni”.

“Ah sì?”

“Eh sì Cleo, per Emily è stato davvero un mese epifanico”.

“In effetti hai lasciato quell’Arciboldo che già ti vedeva distesa e preda dei vermi con la sua fissa della morte. Anzi che hai resistito così tanto”.

“Che volete farci, pensavo ne valesse la pena”. Ribatte Emily.

“O le pene?”

“Mi sembrava strano che ancora non ci fosse stato l’intervento divino della nostra Viola”. Quanto mi diverte prenderla in giro.

“Non è colpa mia se Emily se li sceglie tutti bipolari e un tantino arroganti per poi capire che non li vuole nella sua vita”.

“Amen Violetta. Aaa-amen”.

“Comunque ragazze, grazie. Non lo so come farei senza di voi, ed ora che Emma e Cleo tornano qui non mi sembra vero ricominciare con il giovedì fritto misto”.

“Oddio che mi hai ricordato, il giovedì fritto misto!”. Al solo ripensarci mi brillano gli occhi.

“Non lo abbiamo più fatto da quando siete andate via”, ci dice Vaniglia con il suo sorriso rassicurante e materno.

“Allora avremo molto da recuperare”.

“Eh sì Emma, e speriamo che stavolta ti dia pace e rimanga con noi il più a lungo possibile”.

“Ma sai Violetta… qualcosa in me sta cambiando. La convivenza con Cleo ha placato quel senso di vuoto che sento più o meno dalla nascita… è come se per la prima volta in tanti anni non anelassi a trovare fuori quello che invece è vivo e pulsante dentro di me”. 

“Forse è per quello che la tua relazione con il brutto ceffo sta migliorando”. Le dico ridendo.

“Ahahah. No Cara Mia, è perché finalmente mi concedo il lusso di essere me stessa con un uomo e questo anche grazie a Violetta e alle nostre interminabili sessioni di chiacchiere on-line”.

“Siamo fortunate ad avere una terapeuta nel nostro gruppo, possiamo angosciarla a piacimento”.

“Non dire stupidaggini Emily, farmi angosciare fa parte del pacchetto ‘amore incondizionato fra sorelle e giovedì fritto misto’”.

“Visto che stasera siamo tutte allegre, vi dirò chi mi ha scritto oggi dopo un anno di silenzi”. Ci dice Emily con quel suo modo fra il timido e il furbo.

“Non dircelo”. Che tanto lo abbiamo già capito mi trovo a pensare.

“Il politico?”, finisce Emma.

“E ti pare che non spuntava fuori quando eri più vulnerabile”, continua Vaniglia.

“E secondo te che vuole?”, chiede con calma Viola.

“Mah, secondo me scaricarsi la coscienza dai sensi di colpa per avermi lasciata in un mare di lacrime”.

“Che ti ha scritto?”, insisto, perché la storia col politico l’ha devastata teatralmente.

“Che gli dispiace”.

“E te lo dice un anno dopo?”, ribatto acida.

“Meglio un anno dopo che mai”, risponde giustamente Viola.

“E basta?”.

“Sì, Emma, solo che gli dispiace e che spera possa perdonarlo”.

“E tu gli hai risposto che piuttosto che perdonarlo è più facile ritorni di moda la ghigliottina?”

“Cleo! Sei tremenda guarda”. Mi dice Vaniglia non riuscendo a trattenere una risata.

“Che stronzo egoista è stato”. 

“Emma, non ti ci mettere anche tu… Emi, penso seriamente che se Dingo è arrivato a farti le sue scuse, qualcosa di profondo in te è cambiato, hai smesso di essere vittima di un amore che ti ha consumata e ne hai tenuto solo la bellezza”.

“Grazie Viola, l’ho pensato anch’io. Quando mi ha scritto non riuscivo ad aprire il messaggio ma poi mi sono detta che una storia del genere non poteva essere finita in quel modo e che se lui tornava, era per finire il disegno”.

“E l’ha finito?”

“Penso di sì Cleo. Penso proprio di sì, perché io non sono più quella di un anno fa e non so se vorrei trovare di nuovo posto per lui nella mia vita”.

“Credo che l’importante non sia trovare posto per lui ma trovarlo nel tuo cuore per te, per amarti per quella che sei”.

“Hai ragione Vani, lo sto facendo, ogni giorno”.

“Io vi vorrei ricordare che fra meno di due settimane saremo di nuove tutte insieme”.

“Oddiooo che emozione Cleo! Credo caccerò tutti di casa solo per concederci una serata fra di noi”. Ci dice una Vaniglia al culmine della gioia.

“Faremo prima a farla da me allora”. Propone Violetta divertita.

“Ma se andiamo a cena fuori sul lago?”, ribatto io ripensando ad oggi pomeriggio, e subito mi appare quel sorriso sghembo che mi ricorda quanto, nelle questioni di cuore, sia difficile fare i conti con la razionalità. 

A giovedì prossimo

Cleo

Rispondi