7. Quando le cose ti cambiano sotto il naso

Sono le due di notte e non riesco a chiudere occhio, ho pensato così che unire il famoso utile al dilettevole mi calzasse a pennello dopo una giornata come questa. Oggi in ufficio è stato complicato mantenere la mia solita calma, Lucifer era molto agitato per motivi a me ignoti e non faceva che chiamarmi riversandomi addosso una serie di invettive senza né capo né coda. Ero arrivata appena dopo pranzo per via di alcune commissioni da sbrigare in mattinata e l’avevo trovato con i capelli arruffati, la cravatta allentata e gli occhi stralunati. Mentre me ne stavo buona e zitta in attesa che si calmasse ho preso ad accarezzarmi la lunga coda di cavallo che sono solita allisciarmi quando sto per innervosirmi, e avrei anche continuato se lui non…

“Ahia!”

“Ti ha dato di volta il cervello? Mi hai fatto male!”

“Ma se te li ho tirati appena”.

“Guarda che non sono Raperonzolo. Lucifer, è tutta la mattina che giri a vuoto con quell’aria fra l’ansioso e l’arrabbiato. Vorresti di grazia dirmi quale è il vero problema? Perché i nuovi contratti sono perfetti, non c’è nulla che non vada e sono quattro ore che li revisioniamo. Sputa il rospo”.

“Non devo sputare proprio niente”.

“Mi vedo costretta ad insistere”.

“Hai revisionato anche il contratto con il Sud Africa?”

“Sì. Non c’è niente di sbagliato”.

“Ok”.

Lui si alza, va dietro la scrivania, apre il cassetto bianco e tira fuori il mio cellulare.

“Per la miseria, ce l’avevi tu?!”

“Ovvio che no. Che cosa avrei dovuto farci? Me lo ha dato Susana prima di andare via e me lo sono ricordato soltanto adesso”.

“Oh, beh, grazie”.

“Di nulla, e se posso darti un consiglio, uno che ti scrive – Non vedo l’ora di conoscerti di persona – è un coglione arrapato. Stargli alla larga ti gioverebbe”.

“Hai frugato nel mio telefono?!”

“Non hai un pin. Chi è che oggi lascia il proprio cellulare senza un pin?!”

“E questo ti autorizza a farti gli affari miei?”

“Certo che no, infatti non ho frugato proprio un bel niente, è apparsa la notifica sul display”.

“Mmh”.

“Certo che andarti a cercare un uomo on line è davvero da disperata Cleo, e poi non ne hai bisogno, insomma, non sei chissà che bellezza, sei un tantino troppo formosa, ma lì fuori c’è sempre qualcuno di adatto a noi, basta uscire di casa per trovarlo”.

“Hai finito?”

“Io lo dico per te”.

“Non so se sentirmi insultata o salvata. Si dà il caso che Bruce non sia la mia ultima conquista ma un ragazzo gay che ho conosciuto su un forum per appassionati di archeologia”.

“Stai scherzando, vero?”

“No”.

“Tu ami L’ archeologia?”

“Ho del lavoro arretrato, vado di là”.

“Tu non vai da nessuna parte. Che vuol dire che ti piace l’archeologia?!”

“Non lo so, forse che mi piace l’archeologia?”

“E perché io non lo sapevo?”

“Avresti dovuto?”

“Ma se mi hai raccontato del corso di Tip Tap”.

“Non è esatto. Tu hai visto le scarpette nella borsa e mi hai fatto il terzo grado. Dio Lucifer ma che hai oggi? Neanche io in fase premestruale sono così rompiballe. Cos’è, non fai sesso da una settimana?”

Il silenzio che ne è seguito mi ha messo in allarme e le mani hanno cominciato a ghiacciarsi.

“Devo dirti una cosa importante”.

Non so se in quel momento ho ingoiato la saliva o lei ha ingoiato me. Vederlo così su di giri muoversi nella stanza come un orso in cerca di un pesce, mentre mi guardava come se volesse rapirmi, mi ha stretto un nodo nelle viscere che nemmeno il bicchiere d’acqua fresca aromatizzata al limone ha saputo sciogliere.

“Cleo ci sei?”

“Sì, sono in camera mia”.

Vedo spuntare Emma dalla porta con una faccia da marachella che è tutto un programma.

“Fortunatamente sei già seduta”.

Le mie orecchie si drizzano come un Dobermann e mi metto ben dritta con la schiena schiacciata contro la spalliera del letto, incrocio le gambe e attendo.

“Che è successo?”

“L’impensabile Cleo. L’impensabile”.

“Hai finalmente conosciuto Emma Watson?”

“Non così impensabile”.

“Hai vinto un milione di euro?”

“Ma no, qualcosa di meglio”.

“Oddio. Hai conosciuto l’uomo della tua vita?”

“Ho avuto una proposta di lavoro”.

“Ma tu hai già un lavoro che ami”.

“Già, ma cosa amo di più?”

“Fare i tornei di giochi da tavola”.

“Esatto”.

“E quindi? Ti pagheranno per fare tornei di giochi da tavola?”.

“Certo che no! Ma hai presente la Casa editrice Asmodee?”

“Quella che fa i giochi da tavola?”

“Esatto. Giochi da tavola e giochi di ruolo”

“Ma scusa, non sta in Francia?

“In realtà ha varie sedi, Italia compresa”.

“Non dirmi…”

“Si! Hanno visto i miei video e mi vogliono come testimonial ufficiale.”

“Ma questo è un sogno che si realizza!”.

Abbracciarci è quasi istintivo.

“Vero??? Oddio sono troppo eccitata, l’ho già detto a Vani, Viola ed Emily e dopo a mamma e papà. Ti giuro Cleo, non ci posso ancora credere”.

“Io invece penso che te lo meriti tutto questo lavoro e che finalmente hai cominciato a sognare in grande. Sono davvero fiera di te Emma”.

“Sono anni che spero in questa collaborazione e ricevere quella e-mail oggi, mi ha spalancato le porte del regno di Oz amica mia. L’unico tassello che non mi torna riguarda la mia permanenza qui”.

“In effetti sono passati tre anni, mi sembrava strano non volessi andartene”.

“È che ci sei tu qui, la nostra vita, le nostre abitudini, quei piccoli rituali del vivere insieme, non so se sono disposta a rinunciare a tutto questo”.

“Forse non devi”.

“Perché?”

“Sto pensando di aprire una nuova sede a Roma”.

“Scusa?”

“Volevo aprire la terza da un po’ e l’Italia è comunque nel mio sangue, perché non aprire un’altra agenzia lì?”

“E qui, a parte me, chi ci resta?”

“Susana. Liam tornerebbe dagli Stati Uniti per stabilirsi definitivamente a Londra e loro due potrebbero gestire questa sede”.

“Noi tre vorrai dire”.

“Loro due Cleo, perché tu verrai con me”.

“Perché Lucifer? Io sto bene qui, ho la mia vita, le mie abitudini, mi piace Londra, Adoro Queen Elizabeth e non avevo messo in bilancio di tornare così presto”. 

“Ma dai Cleo, lo dici sempre tu che i cambiamenti fanno bene e che ti mancano le tue amiche”.

“Ho due gatti Lucifer, sai che per portarli in aereo è un casino?”

“Viaggerai in prima classe con me e ci divideremo quegli affari pelosi, uno a testa, così non ci saranno problemi”.

“Per fare una cosa del genere devi essere davvero disperato”.

“Non posso rinunciare a te”.

“La mia risposta è not”.

“Non posso permettermi di perdere un’assistente valida come te. Dove la trovo un’altra con il tuo acume e il tuo sarcasmo?”

“E la mia indiscussa professionalità?”

“Quella è la base per lavorare con me Peppi”.

“Lo so lo so, ma se vuoi convincermi dovrai sforzarti di più”.

“Che altro vuoi? Una dichiarazione d’amore?”

Tu tum. Tu tum. Tutumtutumtutum. 

Sì.

“Non ti stai sforzando abbastanza, e poi vuoi trascinarmi in Italia solo perché ti faccia da schiava, ammettilo”.

“Ti aumento lo stipendio”.

“Non lo so Lucifer, mi chiedi davvero molto. Sarei voluta rimanere qui almeno cinque anni e ne sono passati solo tre”.

“Ti darò il doppio di quanto guadagni adesso”.

“Sei serio?”

“Ti sembra stia scherzando?”

“È che anche lavorare con Liam ha avuto i suoi grandi vantaggi. Dopotutto mi ha insegnato molto prima che arrivassi tu e lui andasse a New York”.

“Il doppio dello stipendio non è paragonabile alla presenza di Liam”.

Ci penso un attimo di troppo e lo vedo sbuffare e voltarsi verso la finestra dell’ufficio dandomi le spalle.

“Va bene Lucifer. In fin dei conti fare avanti e indietro da un posto all’altro mi ha sempre galvanizzata e il doppio dello stipendio mi consentirebbe di realizzare diversi progetti interessanti”.

Neanche il tempo di finire di respirare dopo l’ultima sillaba che si gira con la sua solita faccia da governatore del mondo.

“C’è una condizione però”.

“Devo sacrificarti un gatto?”

Ma lui non ride.

“Dovrai venire con me nelle trasferte e in tutte le cene di lavoro nelle quali riterrò la tua presenza necessaria, senza fare la solita lagna”.

Dio, adesso muoio qui, pure le trasferte con lui.

“E io che pensavo mi chiedessi di prostituirmi. Quando si parte?”

“Fra tre settimane”.

“Bene”.

“Bene”.

“E quindi mi stai dicendo che ce ne torniamo tutte e due in Italia???”

“A quanto pare…”

“Certo che pure le trasferte… di questo passo non riuscirai mai a guardarti intorno Cleo”.

“Vorrà dire che dovrò metterci più impegno Emma”.

“Comincio a preparare la fossa”.

“Ah, grazie per la fiducia”.

“Comunque, secondo il mio modestissimo parere di amica ad honorem, Lucifer era così nervoso perché aveva paura di un tuo rifiuto. Questi sono dieci indizi in uno, cara mia. DIECI INDIZI”.

“Certo, tutti indizi che un’altra come me che gli fa da red carpet è impossibile da trovare”.

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