6. Il diario di Cleo Patel: un frullato di parole

Se la vita fosse simile a una fiaba, scegliereste di vivere in un castello incantato o preferireste essere trascinate su un tappeto volante per vivere mille avventure? Io opterei per la seconda e forse è per questo che mi ritrovo sempre in un mare di guai… ma vivere non è anche buttarsi in avventure sconosciute e uscirne con i capelli arruffati?

Questa settimana, io ed Emma per sopperire al mio ingente calo di affetto, ci siamo date alla pazza gioia colonizzando più o meno tutti i musei della città e uscendo quasi tutti le sere, il risultato? Uno stato comatoso perpetuato per sette giorni che mi ha impedito di pensare al mio cuore spezzato che in sua presenza pareva rianimarsi di colpo causandomi la paura irrazionale di essere scoperta, sì, irrazionale, perché io e Lucifer non parliamo mai a meno di un metro di distanza e a quella distanza non puoi certo sentire un cuore al galoppo. 

Domenica sera, al culmine dell’ansia da disperazione, ho pensato di lasciare il mio attuale lavoro e dedicarmi alla cura dei bambini come fa la mia amica Vaniglia, tornare a fare ciò che già ho sperimentato in passato, lavorare a stretto contatto con quei piccoletti e bearmi delle loro innocenti certezze, del loro affetto non facile da meritare e di quella capacità di divertirsi con quattro bastoncini e un paio di vermi. Poi mi sono detta che non sarebbe stata una decisione autentica perché dettata dalla paura e: “Non si fugge da qualcosa che ci spaventa ma lo si affronta a testa alta e, se dopo averlo affrontato, proprio non fila, si corre via a passo lento”. Vaniglia docet.

Vaniglia è davvero la persona più paziente che io conosca, è come se la sua pazienza girasse intorno alla terra più volte di quante Superman riesca a fare in quel film che lo vede protagonista. Questa è la sua migliore qualità ma anche la sua più grande condanna, perché spesso gli altri se ne approfittano, ed Emily, che emotivamente è un cavallo selvaggio, lecca la nostra vanigliosa zolletta di zucchero quanto più può, senza limiti, affaticando una Vaniglia che pur di non mostrarle la sua stanchezza preferirebbe sciogliersi fra le sue fauci. Ma lei è così quasi con tutti, figuriamoci con i bambini. Da quando mi sono trasferita a Londra ci sentiamo sempre via Skype, non è la stessa cosa che abbracciarci ma è quello che abbiamo e di questo ci accontentiamo. E poi lei è più impegnata di me con le sue consulenze pedagogiche, una casa da gestire, numerosi animali da curare e gente che le piomba in casa un giorno sì e l’altro pure. Io mi aspetto sempre di vedere lei e Violetta fuori dalla porta di casa un giorno di questi… e Dio solo sa quanto lo vorrei. Ah Violetta! È come una sorella per me, ci conosciamo dal mio primo vagito e se c’è una certezza nella mia vita è lei, ma non è questo il momento di parlarvene, oggi mi sento emozionalmente a ruota libera, ma non voglio esagerare e tediarvi.

Non ci sto girando intorno… è che io e Lucifer non ci parliamo molto, o meglio, io evito di parlargli al di fuori delle comunicazioni di lavoro. Ho deciso di chiudere la porta del mio cuore e aprirmi all’alcool, definitivamente. Peccato che due sere fa mi sia vomitata pure l’anima e mentre Emma mi teneva la testa e io giuravo sulle mie ovaie che non avrei più toccato un Gin Lemon in vita mia, lei mi abbia ricordato che stavo così proprio perché non andavo mai oltre un misero Campari. 

Emma neanche è una che beve, ma ogni tanto qualche tiro di marijuana se lo fa, cosa che io, da buona maniaca del controllo mi rifiuto categoricamente di fare ma lei, con quel ragazzo che sta sentendo on-line, ne ha tutti i motivi: avete presente la bella e la bestia? Ecco, lui non è quello vestito di giallo, e, già dalla quarta telefonata, Emma ha capito che avrebbe sudato sette camicie per renderlo un decente essere umano socievole (se avesse preso a frequentarlo sul serio), cosa che adesso non è, anzi, è più da antro del diavolo. 

Perché gli uomini che decidiamo di frequentare sembrano tutti difettosi ai nostri occhi e loro invece si percepiscono perfetti fino a quando capiscono che non lo sono affatto?

Comunque, lei ne è mezza innamorata, e fra poco si incontreranno, così le ho regalato una rosa di quelle “mummificate”, e le ho detto che avrà un tempo lungo ma non infinito per trasformarlo in qualcosa di vagamente simpatico, trascorso quel tempo farà meglio a guardarsi intorno senza ridursi come l’ultima volta che un imbecille l’ha lasciata, e per alzarla dal divano ci sono voluti 2 biglietti per andare a vedere la Roma, perché sì, Emma ha il difetto di amare il calcio e io, che sono l’anti-calcio per eccellenza, sono inorridita al solo pensarlo, (ma per le amiche si fanno molte cose inaspettate), compreso comprarle dei dannati biglietti e mandarcela con qualcuno che non sia io, perché amica sì, agnello sacrificale no.

Il mio diario è spostato al giovedì, sempre su questo blog.

Buon weekend da me e dalla conversazione epocale di questa settimana:

“Questo atteggiamento da fenicottero ferito ti rende solo ridicola”.

“Fenicottero?”

“Sì. Cammini in punta di piedi, sembra quasi che sollevi una gamba alla volta quando mi vedi”.

“Lucifer, tu hai un problema”.

“Casomai Peppi, ce l’hai tu il problema e prima lo tiri fuori, prima possiamo riprendere le nostre complicate discussioni”.

“Non dirmi che ti manca sentirti dare dell’egoista, del despota e del superficiale”.

“Non esageriamo. Mi innervosisce però questo atteggiamento da segretaria del cazzo che non fai che portare avanti da quasi due settimane”.

“E di grazia, come dovrei comportarmi in ufficio?”

“Come te stessa e non come qualcuna a cui interessa solo il lavoro che facciamo”.

Boom. Chiudi la cartellina, alzati, gira i tacchi e da buon fenicottero che corre lentamente vattene di là, fuori dal suo ufficio, e nascondi quelle guance che improvvisamente hanno preso fuoco.

Cleo

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