5. Menomale che esistono le amiche

Ho passato l’ultima settimana seppellita nella cripta della mia sconfitta, perfino lui si è accorto che qualcosa non andava.

“Come mai sei così silenziosa? Ho fumato qui dentro e non hai battuto ciglio. Mi fai preoccupare Peppi”.

La Cleo di qualche giorno fa, avrebbe avuto molte cose da ribattere ma quella di oggi si sente un Titanic senza sopravvissuti e l’unica cosa che ha voglia di fare è dimenticarsi questa bella faccia che ha di fronte, radergli tutti quei capelli neri, estirparli la barba con le pinzette e dare fuoco con il napalm a quegli occhi inchiostrati di nero, le labbra non le nomino nemmeno perché ancora sogno di farci lunghe conversazioni silenziose. Ho acceso il neon della parola “smettila brutta scema” a quei pochi neuroni che ancora mi galleggiano nel cervello e voltato pagina. 

Sì, sì, fatemelo credere almeno.

“Tanto fai sempre come ti pare, sono stufa di dirti l’ovvio. E non chiamarmi Peppi”.

“Ecco la mia pungente Cleo, allora non è svenuta”.

“Di che volevi parlarmi?”

“Io… volevo scusarmi per averti manipolata. Avevi due occhioni tristi la sera del tuo compleanno che sei riuscita a farmi sentire in colpa. Ho dovuto affogare quella brutta sensazione nel sesso”.

“Non sia mai che un po’ di senso di colpa ti faccia crescere”.

“Questa versione moribonda di te proprio mi dà sui nervi Cleo”. 

“Ma perché diavolo sei così egocentrico Lucifer? Non ti è venuto in mente che potessi aver avuto altri problemi?”

“No, perché ti conosco abbastanza da sapere che ce l’hai con me”.

“Tu e il tuo ego ipertrofico siete patetici”.

“Finalmente un po’ della solita Peppi”. 

Lui non può saperlo ma questa settimana ho affogato i miei dispiaceri nel cibo spazzatura e nelle video chiamate con le mie migliori amiche. 

Vaniglia mi ha consigliato di cambiare aria, uscire di più e lavorare di meno: “Non ti puoi portare sempre il lavoro a casa, devi cominciare a usare le serate per svagarti”.

“Mi dispiace ma sono d’accordo. Sarà un mese che tu ed Emma non andate per locali Cleo, state sempre a casa con Cacao e Cannella e non fate altro che guardarvi serie tv e poi addormentarvi, praticamente due ottantenni e nemmeno è detto che due ottantenni siano pigre come voi”. 

“Viola, non ti ci mettere anche tu. Non è colpa nostra se lavoriamo così tanto entrambe e arriviamo la sera giusto in tempo per stramazzare sul letto”.

“Comunque Lucifer o è uno stronzo, o mente”.

“Perché dovrebbe mentirmi Emily? Se gli interessassi non dovrebbe fare altro che dirlo, ho già le braccia spalancate!”.

“Sicura che siano le braccia?”

“Emily!”

“Dacci retta Cleo, esci e distraiti”.

“Gliel’ho detto anch’io Vani, ma è stata così depressa questa settimana che le uniche persone che abbiamo visto sono quelle sul piccolo schermo mentre trangugiavamo patatine come se non ci fosse un domani”.

“Ragazze, mi chiama Peppi perché dice che sono una pippa con tutte le mie regole salutiste. Vado a suicidarmi?”

“Regole salutiste? Pensa se ti avesse vista questa settimana o avesse frugato nella vostra pattumiera… avresti dovuto confessargli che sei affetta da bipolarismo per salvare la faccia, ahahah.”

“Ahahah, Emily, in realtà la chiama Peppi ‘Perché somigli incredibilmente alla bambola preferita di mia madre, quella che conserva come se fosse una reliquia’, erano queste le parole se non sbaglio, vero Cleo?

“Sì”. Ammetto con riluttanza.

“Ehi, voi due. Vediamo di capirci: Lucifer è ambiguo e a naso sento che ti nasconde qualcosa, ma non puoi certo correre dietro ai suoi stati d’animo, perciò, se non c’è modo di togliertelo dalla testa, intervieni sul tuo di stato d’animo, pianifica le prossime uscite, vattene al museo egizio che ti tira sempre su il morale e poi fatti un bel tour delle catacombe e vedi come ti torna quello splendido sorriso che noi tutte amiamo. Emma, non farmi sentire che non l’hai trascinata in qualche pertugio pieno di mummie. Ok?”

“Grazie Violetta, ti voglio bene. Vi voglio bene ragazze”.

“Promesso Viola, ci penso io!”.

Voi ci credete alla storia che se nei momenti più tristi spunta fuori dal cappello qualcuno che ci dà una mano è perché lo abbiamo creato noi? Perché in realtà vorremmo tornare a stare bene e così il cosmo risponde al nostro sos telepatico inviandoci un aiutino dal pubblico? Un po’ come la storia del cucchiaio che non si piega ma è la mente a farlo. E se fosse vero? 

Ci vediamo martedì prossimo, questa settimana mi impegnerò per risorgere frequentando mummie. 

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