4. Il diario di Cleo Patel: compleanni da ricordare

Cominciamo col dire che un compleanno come quello di ieri rimarrà negli annali della mia memoria, per molto tempo. Non affrettatevi a vedere cuoricini sparsi per la strada, perché se c’erano, sono scoppiati sotto il peso dei miei tacchi, uno ad uno. 

Come annunciato martedì scorso, io e Lucifer siamo andati a quell’incontro di lavoro e per l’occasione, ho messo un vestitino nero con del pizzo sulla scollatura a V, e delle scarpe décolleté che indosso spesso per questo genere di incontri di lavoro fuori ufficio. Lucifer ha storto la bocca, ma lui lo fa sempre quando indosso le gonne, perché a dire suo “perdo la mia spontaneità” e divento più rigida di un manico di scopa: “Se devi indossare qualcosa che non sai portare è meglio se non la indossi affatto”. Sempre gentile il ragazzo… ma un po’ ha ragione, io sono più tipa da pantalone stretto e quando metto la gonna sembro un manichino di H&M perché ho paura si alzi, ma ieri, porca miseria, è stato il mio trentesimo compleanno! Volevo vedermi diversa e se non mi avesse smontata subito, sarei anche stata felice del risultato, perché stavo una favola, Emma ha confermato, lui mi ha a malapena guardata.

Finito di cambiarmi e chiuso l’ufficio, ci siamo avviati al nostro appuntamento a piedi, il bistrot che usiamo per questi incontri è a cento metri da dove lavoriamo, in una stradina molto trafficata e piena di localetti rumorosi. Il brutto di camminare al fianco di un uomo alto un metro e novanta e grosso come due, è che sembri un coniglio che insegue una carota, non sia mai che lui rallenti: certe volte mi chiedo se mi veda come una donna o come una borsa da portarsi a tracolla. 

L’aperitivo è andato molto bene ma come avevo previsto è durato tre ore e non due, finendo alle dieci e diventando una cena. E qui, viene il bello: cena avvenuta solo fra noi due perché il nostro cliente doveva tornare a casa dalla famiglia, e voi direte: “Uau!”

E infatti, sarebbe stata la cena che sognavo da undici mesi, perché tutto filava liscio e Lucifer mi era sembrato enormemente a suo agio, rilassato sulla sedia, con quel calice di vino rosso che ama tanto e delle stupide battute che stasera non ombreggiavano i discorsi sulla sua infanzia; se non fosse che il mio capo, un attimo prima del conto, si è messo a raccontarmi di quella nuova ragazza con la quale si vede da qualche mese, niente di serio ma sicuramente di molto piacevole: “Te lo sto raccontando perché ti ha vista varie volte uscire dall’ufficio e non so perché, ma è gelosa di te. Le ho spiegato che lavori per me e che sei quanto di più lontano possa interessarmi in senso amoroso, ma non c’è verso, vuole sentirlo da te e ho pensato che questa cena fosse un modo carino per persuaderti a convincerla che non ti interesso”. 

Credo che il mio povero cuore abbia fatto crack. Tenere botta era il minimo che potessi fare. La dignità prima di tutto.

“Scusa Lucifer, apprezzo l’uso brutale della sincerità, e farò lo stesso chiedendoti che motivo hai di darle tutte questa giustificazioni se te la scopi soltanto?”

“Perché se non gliele do, lei potrebbe non volermi dare qualcos’altro”.

“E tu, tu. Sì tu, hai usato la sera del mio compleanno per convincermi a parlare con una ‘signorina nessuno’ per spiegarle qualcosa che non esiste? Senti Lucifer, sarai anche quello che mi paga lo stipendio ma sei proprio un stronzo egoista, bastava che me lo dicessi in ufficio e mi avresti evitato di annullare la mia serata fuori con gli amici per stare qui con te”.

Mi sono sentita l’ultima pianta rinsecchita della terra, l’ultima cicca di sigaretta spalmata sul pavimento dopo un’apocalisse zombie ma, con la faccia di gesso e un bel sorriso alla Joker, mi sono alzata, gli ho lasciato il conto da pagare, e me ne sono andata. Poco ha significato il non sentirmi le gambe e il cuore. 

Ho solo percepito la voce di Lucifer che mi chiedeva se volessi un passaggio, e osservato la mia mano ubriaca sventolarsi in aria in cenno di diniego. Ho pianto un litro di lacrime sulla via del ritorno, ma questo lui non lo sospetta neanche.

Che dite, ho vinto il premio per il miglior compleanno di merda? Auguri Cleo! Che bel modo di iniziare un nuovo decennio, sconfitta e affondata da un brutto ceffo e la sua scaldavivande. 

Quando avevo poco meno di vent’anni, scoprii che la mia migliore amica del tempo, andava a letto con un altro nostro buon amico, il bello fu che nel nostro gruppo eravamo in sei, tutti lo sapevano, tranne me. E io mi sono sempre chiesta come avessi fatto a non capirlo. Ieri mi sono sentita allo stesso modo: come ho fatto a non capire che Lucifer si era buttato in un’avventura con una che è pure gelosa di me? Quando ne ha avuto il tempo? Mi si sono affastellate così tante domande che ho deciso di seppellirle sotto il cuscino e dimenticarmi del mondo e, almeno per una notte dimenticarmi di lui.

A martedì 

Cleo

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