Storie di un’attesa

Tre vite, tre punti di vista, tre epoche diverse che si incrociano in un gioco di parole che le collega. Partendo dall’ottocento, per finire negli anni novanta, pattinando nelle epoche a ritmo di dialoghi e colore.

Un conte imparentato col viceré di Sicilia, decide di partire per un viaggio lontano alla ricerca di qualcosa. Comincia quindi a prepararsi al meglio prima del lungo cammino, procurandosi tutti gli strumenti necessari. Il conte però, nel mezzo di tanta accanita determinazione nel voler partire, troverà qualcosa di importante, vorrà dunque mettersi lo stesso in viaggio?

Il figlio di un imprenditore tessile, trova, prima l’amicizia, poi l’amore e poi ancora il compagno di scacchi più imprevedibile di sempre, con il quale affronterà una partita in forma epistolare, aspettando le mosse successive con pazienza e gioia.

E poi lui, un ragazzo come molti che ci mostra l’attesa di un tempo, quella del primo batticuore, quella che ti annoia pensarla ora ma ti fa sorridere al ricordo: quel tempo dove il cellulare non c’era e gli appuntamenti si prendevano il giorno prima dal vivo. L’attesa che ti faceva leggere tutte le insegne dei negozi, quella che ti faceva osservare i balconi delle case, quella stessa attesa che oggi non ha più un suo spazio fisico e tanto meno mentale. Lui è un salto nel nostro passato più recente, quello degli anni novanta e dei mangianastri.

Sergio Algozzino disegna magistralmente, le pagine sono colorate in acquerello e nonostante seguano un continuum, vi troverete spiazzati da cambi di scena e di colore, intermezzi che sembrano non c’entrare nulla con le storie dei protagonisti, tuttavia, c’entrano con l’attesa. Colori caldi e giochi di luce di ampio respiro coinvolgono totalmente la vista facendoti perdere fra quelle pagine. I dialoghi sono emozioni che scorrono, le azioni anche. Mi ha davvero stupita, soprattutto alla fine, perché certe cose proprio non te aspetti.

Un graphic novel stupendo, da rileggere ogni tanto per l’intensità del messaggio che porta.

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