Il letargo dei sentimenti. Un Giappone futuristico fra passione e controllo.

Scritta fra la fine del 1938 e il principio del 1984, Ishiki no kashi è un’ucronia che narra di un Giappone imperialista, dove l’esercito militare e i valori antichi di un sol levante, totalmente stravolto nella sua quotidianità, vengono prima di ogni altra cosa.

Tsukuma, militare in carriera, è l’amante di Zusho, protagonista della storia e voce narrante. Zusho sembra sia un architetto, è un personaggio enigmatico, riflessivo e impulsivo allo stesso tempo, bisessuale e innamorato follemente dell’ufficiale Tsukuma, almeno fino a che non andrà a letto con Naomi, una spia coraggiosa e indomita, indebolendo così, pur non volendo, il suo legame con Tsukuma.

Igort ci racconta tutti i retroscena di questa storia pubblicata per la prima volta nel 1984 sulla rivista milanese “Alter Alter”. L’autore non ci nasconde nulla e ci mostra i suoi bozzetti spiegandoci la scelta particolare dello stile: “Mi piaceva immaginare un Giappone dall’architettura futurista, abitato da esseri bellissimi ed eleganti, fedele all’idea che l’uomo dopotutto non fosse nient’altro che ‘un oggetto di design che soffre’. Questo l’assioma di allora.

Ci parla di come lo abbiano ispirato le stampe di Utamaro (qui ne vedete un esempio) per disegnare alcune scene d’amore, e in effetti la similitudine è palese ad un occhio abituato ad osservare l’arte giapponese. Tenete presente che tutte le tavole sono state restaurate perché il tempo era stato inclemente con loro.

Diversi gli architetti dai quali prende spunto per la costruzione delle sue architetture: Antonio Sant’Elia, Erich Mendelsohn per citarne un paio. Nel 1984 Igor aveva 26 anni e non immaginava che Ishiki no kashi sarebbe stata la prima di molte opere che avrebbero suggellato il suo sodalizio con il Giappone.

I colori delle tavole, per la maggior parte freddi, ben si accompagnano al clima di controllo in cui versa questa storia futuristica dai risvolti claustrofobici. Possiamo osservare il tratto grafico di un giovane illustratore amante delle figure geometriche e delle architetture massicce e visionarie.

Corpi stretti in abiti eleganti, dialoghi che rimandano nostalgicamente al passato, e, un Giappone che mantiene intatte le sue tradizioni nonostante sia immerso in una realtà totalmente ultramoderna. Questo mi fa pensare a quanto Igor, già all’epoca, sentisse radicato lo spazio che le tradizioni nipponiche avevano per il paese, uno spazio talmente ingombrante che pur costruendo una realtà futuristica, non è riuscito, o non ha voluto, separarle da quella che per lui è l’identità sicura del Giappone e dei giapponesi.

Questo libro è in tiratura limitata, la mia è la copia 237 su 300 dell’edizione deluxe. Pubblicata su carta Arcoprint da 170 grammi, per conto delle edizioni Oblomov. Collana Herriman. Adattamento editoriale e restauro delle tavole a cura di Sara Lecca.

Se vuoi vedere alcune delle immagini del libro, vai sul mio profilo Instagram @lascrittoraportentosa

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