Questa è la storia di tre fratelli che si ritrovano nella casa d’infanzia costruita mattone su mattone dal padre, dopo che lui è morto, per sistemarla e venderla. Una casa simbolo dell’affetto che univa una famiglia di persone semplici; dei weekend spensierati passati a costruire pergolati, a coltivare orti e a fare il bagno nelle tinozze.

Le vignette narrano la vicenda scivolando fra presente e passato, diversi i flashback che ci faranno curiosare fra le cose non dette dai tre ragazzi.

Una graphic novel commovente, che ci regala il ricordo della vita di quest’uomo, questo padre sempre impegnato a costruire qualcosa mentre il tempo passa. Tutta la storia è filtrata attraverso il punto di vista dei tre fratelli, (se non consideriamo i flashback nella vita dell’anziano, fondamentali per l’osservatore). Una sceneggiatura familiare che ti fa entrare già dalle prime pagine nel vivo della storia.

Conosceremo gli aspetti meno piacevoli di una famiglia, come il criticarsi a vicenda o il non darsi abbastanza fiducia, e sarà grazie a questa forte umanizzazione dei personaggi che ci sentiremo arrabbiati come loro e al contempo delusi profondamente da questa rabbia.

L’autore ci parla dei pregiudizi dei figli, legati alla natura silente di questo padre, che invece di parlare apertamente dicendo ai suoi figli ciò che pensa, preferisce tacere e raccogliere, ad esempio, di nascosto da Josè, il secondogenito scrittore, i ritagli di giornale che celebrano i suoi successi. Silenzi come questo, porteranno lo stesso Josè ad essere il meno presente durante la malattia del padre, e ad essere il primo tra i fratelli, a ritornare nella casa d’infanzia dopo un anno dalla dipartita di lui, per cominciare a sistemare le cose per poterla vendere.

Piegato dalla malattia e privato della sua libertà, il vecchio padre si lascerà andare e i figli faranno l’errore di pensarsi troppo occupati per rompere quei muri costruiti con gli anni, ritenendo più semplice tacciarlo di egoismo piuttosto che scoprire chi sia davvero l’uomo che gli ha dato la vita.

Sembra una storia molto triste e in fondo lo è, ma più che triste è un grande insegnamento a non lasciare le cose in sospeso e ad amare chi pensiamo di odiare. Ho provato un’infinita tenerezza per quest’uomo che al lettore viene mostrato nella sua totalità, tanto da permetterci di apprezzarlo e soprattutto capirlo, cosa che non sarà concessa ai suoi figli. Far sentire il lettore una sorta di Dio onnipresente che riesce a vedere tutto è davvero gratificante, ma non poter intervenire è altrettanto frustrante. I fratelli fanno tanto i duri, ma si percepisce chiaramente tutto il loro dolore nel lasciar andare questo padre e la casa che li ha visti felici.

Bella e davvero emozionante.

I colori delle vignette oscillano fra il verde e il marrone per tutto il corso della storia.

La graphic novel è firmata Tunuè. Scritta da Paco Roca e tradotta da Bruno Arpaia.

Ja ne! ❤

Romina

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