Non stancarti di andare

Un libro di quasi 320 pagine illustrate in maniera magistrale.

La storia ricorda molto una moderna Odissea, con tanto di Ulisse in viaggio e Penelope ad aspettarlo. La storia inizia nel 1933 e arriva fino ai giorni nostri, diramando le vicende fra più personaggi accomunati dalla stessa cosa: la volontà di trovare al di là dei propri confini geografici una vita migliore.

Iris e Ismail, i nostri protagonisti, si innamorano (nel libro verrà raccontato come e credetemi se vi dico che la loro storia è veramente romantica) e decidono di andare a vivere insieme nella casa di Verezzi, appartenuta alla bisnonna di Iris; appena arrivati però, Ismail confessa ad Iris il suo desiderio di andare un paio di settimane a Damasco per sistemare delle faccende in sospeso, salutare vecchi amici e abbracciare i suoi genitori che, complice il trasferimento in Italia, vedrà molto di rado. Iris acconsente a malincuore e Ismail parte.

Da qui si innesca la storia: Ismail viene rapito dai ribelli, gli vengono sequestrati i documenti e il cellulare e Iris, non appena capisce che il suo amato è irraggiungibile, comincia il suo personale calvario perché scopre di essere incinta. Ismail cercherà più volte di fuggire, ritrovandosi in troppe situazioni al limite, ma proverà ogni volta con una forza di volontà mostruosa, a tornare a casa dalla sua Iris.

Una figura cardine della storia è la madre di Iris, Maite, una donna molto dura e indipendente che nel presente è l’equivalente di una hippy sboccata. Un personaggio che colorerà le pagine del libro facendoci anche sorridere. Assisteremo all’evoluzione del rapporto fra madre a figlia in un crescendo di empatia che non vi lascerà indifferenti. Ma niente di questa vicenda potrà lasciarvi indifferenti.

Vari i personaggi, anche se io qui parlerei più di persone vere e proprie, che ruotano intorno a questa storia d’amore e di speranza, una fra le molte padre Saul, sacerdote che vive a Damasco e che si occupa di prendersi cura delle anime smarrite.

Nel testo sono presenti citazioni di canzoni italiane e c’è un’ingombrante presenza di Dio, quasi a voler istruire il lettore sull’importanza dell’amore e del rispetto verso ogni cosa. Un andare avanti e tornare a ritroso nel tempo, uno svelare cosa succede nel presente e un dare un’occhiatina al passato.

Ismail, dovrà prendere decisioni importanti e affrontare il peso di quelle scelte che lo cambieranno per sempre. Iris invece, nell’attesa infinita del suo Ulisse, comincerà a scrivere lettere al suo “amore minuscolo”, il suo bambino ancora nella pancia; le lettere sono molte e tutte scritte con un linguaggio forbito, quasi aulico, in contrasto con il linguaggio dei dialoghi, molto semplice e diretto.

I personaggi sono caratterizzati davvero bene tutti, ognuno di loro ci mostra il suo sguardo verso la realtà, dando vita a un’opera grafica di grande valore.

Un libro che va letto con calma perché non è facile da digerire e nemmeno da leggere. La parte delle missive rallenta di molto la narrazione e si prende il suo tempo sulla scena, non leggetelo in due giorni ma distribuite la lettura in modo da gustarvi ogni pagina, ogni momento, ogni piccola sconfitta e ogni nuova consapevolezza. Questa storia spazza via le distanze e lo fa con la tenerezza che solo l’amore può generare.

I colori sono vivi e sono molti. Ogni luogo un colore, ogni tempo una sfumatura. Stefano Turconi ha saputo dare vita a questi personaggi attraverso le espressioni, le ambientazioni e il colore versato a gestire i conflitti, calmare e colmare gli animi attraverso la meraviglia della cromaticità.

Una storia d’amore raccontata da due innamorati (gli autori) e che storia aggiungerei! Romantica fino al midollo, da farsi venire gli occhi a cuoricino. Ad un certo punto mi ero dimenticata di stare leggendo una graphic novel, mi sembrava un romanzo classico data l’abbondanza del testo e l’importanza che esso ha per l’evolversi di tutte le vicende.

Su instgram trovi il video di un minuto dove sfoglio il libro. Mi trovi come @mastichini

Ja ne!

Romina

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